Archivio per ottobre 2007

31
ott
07

Sindiwe Magona – Premio Grinzane Terra d’Otranto

Con gioia e sincera partecipazione per l’assegnazione del Premio Grinzane Terra d’Otranto ( un premio internazionale sui temi del dialogo, della tolleranza, della solidarietà e dell’integrazione) alla scrittrice sudafricana Sindiwe Magona, pubblichiamo una intervista realizzata nel 2005 al’uscita del suo primo libro tradotto in italianao Da madre a madre, Edizioni Gorée. L’intervista è realizzata da Valentina Acava Mmaka.

Nata nel Transkei e cresciuta nei sobborghi di Città del Capo, Sindiwe Magona ha svolto un importante ruolo di attivista presso le Nazioni Unite. Ed è proprio nel periodo di massimo impegno politico che nasce la sua scrittura diventata oggi lo strumento per eccellenza col quale tenta di sfidare le convenzioni e l’opinione pubblica del suo paese, identificando in essa lo stimolo per i giovani e le donne ad assumere un ruolo decisivo nella crescita del nuovo Sud Africa.
Da madre a madre, è una profonda e intensa indagine nei risvolti più intimi e profondi di una tragedia che in questo libro diventa simbolo del disagio socio politico di una società intera, per secoli condizionata dalla segregazione razziale. Siamo in un Sud Africa che lentamente si sta lasciando alle spalle un passato buio e represso per essere immesso in una nuova dimensione dove all’evidenza di ogni azione umana corrisponde un risvolto sociale sfaccettato e complesso, più grande di quanto il mondo esterno sia capace di definire.
La scrittura di Sindiwe Magona scivola, con l’immediatezza di una combattente per la libertà, sulle increspature dei pregiudizi e dei luoghi comuni, definendo nuovi parametri attraverso cui leggere la storia di un paese troppo a lungo confinato.

Valentina Acava Mmaka- Sindiwe, il tuo romanzo è ambientato nel 1993, in quello che si definiva il nuovo Sud Africa” . Il paese si sta preparando alle prime elezioni democratiche, un’era sta volgendo al termine. Nell’agosto di quell’anno, Amy Biehl, una studentessa americana, viene uccisa nella township di Guguletu. Quanto questa notizia influenzò sulla scelta di scrivere di questo evento? Perché Da madre a madre?
Sindiwe Magona-La scrittura di questo romanzo, è stato il mio tentativo di allungare la mano alla madre della vittima, una donna che non conoscevo. Mi sono sentita in dovere di parlarle, provare a farle capire il terreno, ovvero l’arena socio politica che aveva reso quell’evento nefasto possibile. Tutti i bambini vengono al mondo innocenti e siamo noi, come società, che influiamo sulla loro crescita e, in modo più esteso, facciamo di loro ciò che diventano. Questo non lo dico per giustificare l’atto della trasgressione, ma semplicemente per tentare di guardare oltre l’azione, nelle cause profonde di una simile violenza.

VAM – Il romanzo comincia con una lettera immaginaria che Mandisa, la madre dell’omicida, scrive alla madre della vittima. Perché Mandisa sente di dover spiegare alla madre della vittima, le sue ragioni, le ragioni dell’azione di suo figlio? La Storia in Sud Africa ha condizionato la vita di milioni di Africani, in che modo, se c’è Mxolisi può essere giustificato per la sua azione?
SM – Mandisa cerca di spiegare questo doloroso, inconcepibile atto a se stessa esattamente come alla madre della ragazza assassinata. Lei soffre – il che non vuole minimizzare la pena della madre che ha perso sua figlia – ma pone tale sofferenza in una prospettiva concreta e la approfondisce perché va oltre l’apparenza. Essa indaga su come siamo tutti condizionati nell’enfatizzare solo un aspetto di una simile tragedia –confinando l’altra parte nella colpa. Il gesto di Mxolisi non è giustificato, è solo esaminato in una luce diversa, il grande dolore che sopraggiunge nella sua vita e nella vita di chi gli sta attorno.

VAM- Sicuramente il tuo romanzo ha un implicazione politica forte. Denunci chiaramente il Governo che in qualche modo ha prodotto ragazzi come Mxolisi, dove la rabbia e l’ingiustizia spingono a certe reazioni. Il Premio Nobel Seamus Heaney dice che “gli scrittori sono i guerriglieri dell’immaginazione”, che servono la lotta per la libertà. Sappiamo che in Sud Africa la scrittura ha avuto questo straordinario ruolo. Credi che anche oggi la scrittura sia uno strumento capace di osteggiare le ingiustizie?

SM- Tieni presente che la mia denuncia non riguarda solo il governo, ma la società intera, anche i genitori hanno commesso delle omissioni. Loro erano responsabili per la maggior parte degli slogan che hanno indotto a una certa manifesta violenza di quei tempi. E per rispondere alla domanda, sì, sì non posso che rispondere di sì. Quando è seria, la scrittura è e sarà sempre un potente strumento contro l’ingiustizia. In Sud Africa abbiamo una altissima percentuale di stupri e omicidi, l’incidenza delle donne sposate che contraggono l’AIDS è un altro fenomeno di violenza contro la donna, sto scrivendo un romanzo su questo e questo mi permette do affermare anche il ruolo salvifico che ha la scrittura come strumento di lotta.

VAM – Dalla tua biografia è ampiamente comprensibile che hai vissuto momenti difficili, come sei riuscita a conciliare la crescita di tre figli , le difficoltà quotidiane, e la sua scrittura tanto da farti raggiungere la notorietà che hai oggi? Quando riuscivi a dedicarti alla scrittura e come ricordi la prima volta che mandasti ad un editore la tua prima opera.?
SM – La scrittura, nella mia vita, ha seguito un lungo periodo in cui lavoravo e contemporaneamente studiavo per corrispondenza. Scrivevo nelle prime ore del mattino, erano le uniche ore che avevo a disposizione per me stessa e l’unico momento in cui la mia mente era ancora sgombera da ogni pensiero. Dopo il lavoro sarei stata troppo stanca per mettermi a scrivere. Iniziavo la giornata lavorando per me stessa, e mi sono resa conto, una volta che l’impegno della scrittura diventava sempre più serio, che dovevo diventare un po’ egoista con il tempo e afferrarne un po’ per me stessa senza curarmi troppo delle altre cose. Gli uomini lo fanno da sempre. Ecco perché sono più gli uomini a scrivere, e questo in ogni cultura. Gli uomini hanno imparato tantissimo tempo fa che “Il Tempo per me” è un importante ingrediente di autorealizzazione.

VAM – Dal 1981 al 2003 hai vissuto a New York lavorando per le Nazioni Unite , quanto questa esperienza di “esilio” ha influito sulla tua scrittura?
SM – Ho iniziato a scrivere il mio primo libro “To my children’s children – Ai figli dei miei figli” nel 1986 e francamente dubito che avrei mai scritto se non avessi vissuto fuori dal Sud Africa.

VAM – Nel mese di marzo uscirà in Italia un altro tuo lavoro Ai figli dei miei figli (Nutrimenti). Lo scorso anno sono state diverse le opere di autori sudafricani tradotti in Italia. Secondo te da dove nasce questo interesse per una letteratura che è aperta testimone di un capitolo della nostra storia spesso misconosciuto o considerato minore?
SM – Non saprei, potrebbe essere collegato al rinnovato interesse per il Sud Africa a seguito della spettacolare emergenza che viviamo nell’era post apartheid e alla brillante azione de Truth and Reconciliation Commission (Commissione per la Verità e la Riconciliazione)? Anche la tendenza del mercato ha un suo ruolo in tutto questo, chissà forse finalmente il tempo dello scrittore africano sta per scoccare!

VAM – Nella sua poesia A tough tale, Wally Mongane Serote ha detto che quando il paese sarebbe stato libero dall’apartheid, i sudafricani avrebbero dovuto trovare “nuove parole” per definire l’identità sudafricana, un nuovo capitolo della storia umana da un nuovo punto di vista. Oggi il Sud Africa ha trovato queste parole?

SM – Credo che siamo ancora nel processo di scoprire chi siamo, adesso che, in teoria, non siamo più i nemici nominati dall’apartheid. Questo è un momento straordinario nella storia del nostro paese. Stiamo ridefinendo la nostra identità nazionale, con le trasformazioni sociali e l’opportunità di contribuire attraverso di esse, è una impresa inebriante e difficile al tempo stesso.

VAM – Cosa necessita al Sud Africa per emergere e trovare la sua identità?
SM -Quando il colore della pelle non determina più la posizione dell’individuo nella società, quando il merito della donna o dell’ uomo sarà determinato da come quell’uomo o quella donna conducono la loro vita, allora, e solo allora, dovremmo essere nella posizione di assumere consapevolezza di chi siamo, svelando la nostra anima, la nostra identità, unica e profonda.

BIBLIOGRAFIA

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Da Madre a Madre – Edizioni Gorée

Ai figli dei miei figli – Nutrimenti

Push Push e altre storie- Edizioni Gorée

Il vestito di velluto rosso - Edizioni Gorée

Guguletu Blues – Edizioni Gorée

E’ imminente l’uscita in anteprima mondiale dell’ultimo romanzo di Sindiwe Magona: Questo è il mio corpo – Edizioni Gorée.

28
ott
07

SCRITTURE MIGRANTI – UN’ ESPERIENZA FORMATIVA

E’ dal 2004 che a Padova e a Venezia Daniela Golfetto, mediatrice linguistica e insegnante di italiano per stranieri, insieme alla collega Daniela Lucchesi conducono Laboratori di Scrittura Autobiografica rivolti alle donne immigrate.
Ho conosicuto Daniela lo scorso 5 ottobre a Padova al primo incontro di ImmaginAfrica in cui presentavo il mio ultimo romanzo, Daniela è una persona solare ed energica e nel breve tempo dell’incontro mi ha avvicinata porgendomi un raccoglitore di plastica trasparente nel quale spiccavano dei fogli cartonati di un delicato color lilla. Sono tornata in albergo e li ho letti, mi sono trovata di fronte non solo alle parole scritte da donne straniere con tutto il loro carico di valori, ma anche indirettamente al lavoro appassionato che Daniela aveva svolto coinvolgendo donne immigrate provenienti da ogni angolo del mondo, nella stesura di pensieri, riflessioni, sentimenti condividendoli e salvandoli all’oblio e alle occasioni mancate.
Qui segue sunto dell’intervista che le ho fatto circa la sua attività di mediatrice e coordinatrice di laboratori di scrittura autobiografica condotti al C.T.P. Diego Valeri di Padova, al Centro Donna Multiculturale di Mestre-Venezia, Associazione UnicaTerra di Padova, Casa Circondariale di Rovigo.

SOGGETTONOMADE (SN)- Come hai ideato questi laboratori ?
DANIELA GOLFETTO (DG) -Tutto è cominciato quando l’Università di Padova, presso la quale io e Daniela Lucchesi abbiamo frequentato il Master in Studi Interculturali, ci ha proposto di partecipare ad un progetto Grundtvig che univa vari paesi europei attorno alla scrittura creativa dei migranti. All’epoca ero insegnante di italiano, volontaria, presso la suddetta associazione, che ci è sembrata luogo ideale ai fini del progetto. Ho riunito così le donne di vari corsi di italiano, in un nuovo percorso, in cui la lingua italiana non fosse solo “grammatica”, ma un mezzo per comunicare i propri sentimenti, raccontare di sé e del proprio paese e condividere le proprie emozioni, positive e negative, facendo dell’italiano un uso più proprio e personale, e migliorando comunque il livello di competenza linguistica.

SN-A chi sono rivolti? Il loro obiettivo?
DG – I laboratori intendono costruire un percorso di espressione personale con fini formativi diretto a donne di varia provenienza, non ancora completamente integrate con il sistema educativo, lavorativo e legislativo del paese d’accoglienza, spesso con difficoltà linguistiche e di orientamento.
Il progetto prende in considerazione le donne migranti perché statisticamente è la componente femminile che si trova ad affrontare le maggiori difficoltà di integrazione nella società ospitante, quali il senso d’isolamento, la mancanza di autostima e l’esclusione da un mercato del lavoro qualificato. Inoltre le donne tendono in un contesto sociale estraneo al loro, a trascurare se stesse e le proprie ambizioni o desideri, mettendoli in secondo piano di fronte a problematiche più concrete e quotidiane. Il progetto mira a creare uno spazio apposito in cui tali desideri vengano a galla restituendo così alle donne una identità forzatamente dimenticata, valorizzando le loro attitudini e il loro pensiero. Attraverso un approccio informale, che include la condivisione di esperienze, il riconoscimento delle reciproche differenze, l’analisi di percorsi precedenti l’esperienza di migrazione, le partecipanti acquisiscono una maggiore consapevolezza personale: apprendono progressivamente e attraverso il mezzo della scrittura ad esprimere le proprie idee, a guardare alle situazioni in modo articolato e obbiettivo, ad analizzare il proprio percorso umano e formativo e a porsi come parte attiva nella comunità d’accoglienza.
Inoltre lavorare in gruppo porta non solo alla condivisione, ma anche ad un percorso di conoscenza di sé nel confronto con l’ altro, scoprendo di avere qualcosa da raccontare o da insegnare (una ricetta, una lingua, una tradizione sconosciuta…), a guardarsi con occhi diversi ritrovando se stesse e riscoprendo i lati positivi del proprio carattere e delle proprie esperienze di vita, una sorta di rivalutazione personale verso una maggiore autostima e sicurezza nelle proprie capacità. Il laboratorio e’ un’occasione per “sentirsi a casa”, condividere i sogni, i desideri, le giornate storte, o dimenticare i problemi, parlandone insieme oppure semplicemente pensando ad altro, sfogandosi tramite le tecniche espressive proposte: i colori, le foto, i collage, le parole. Con la condivisione di esperienze, il riconoscimento delle reciproche differenze, le partecipanti acquisiscono una capacità empatica e un atteggiamento di cooperazione e di solidarietà nei confronti delle altre, a dispetto delle diverse provenienze e retroterra culturale e linguistico; ciò permette loro di superare il senso d’isolamento e offre un’esperienza umana importante, utile anche ai fini di creare legami di amicizia durevoli.


SN-I migranti come vengono a conoscenza dell’esistenza dei corsi di scrittura?

DG – La cosa più semplice è presentare e proporre il corso presso i corsi di italiano, è molto difficile altrimenti richiamare l’attenzione attraverso volantini o pubblicità, le donne straniere sono diffidenti ed inoltre è difficile capire che cos’è un “corso di scrittura creativa autobiografica”, tante parole per dire semplicemente: “stiamo insieme e scriviamo di noi in italiano”. Il miglior mezzo per diffondere la notizia e raccogliere le partecipanti è poi il passaparola…se si comincia in tre, queste tre chiamano poi amiche , vicine, parenti…e si finisce il corso in 10/15!

SN-E qual ‘è la reazione iniziale delle partecipanti di fronte ad una esperienza così apparentemente complessa?
DG – Chi si iscrive inizialmente pensa che si tratti di un corso di lingua, come ce ne sono tanti, non comprende subito l’obiettivo “umano” che vi è dietro, ma lo conosce man a mano che lo frequenta, e lo apprezza tantissimo. Inizialmente vi è diffidenza, anzi, scetticismo quando l’obiettivo reale viene spiegato, perché il laboratorio oltre a non essere strettamente di lingua, non ha un profitto materiale: chi cerca lavoro, qui non lo trova, ma come dico sempre alle mie donne “aumenta la possibilità di trovarlo”, non solo perché chi partecipa migliora il proprio livello di lingua, ma anche perché conosce, scambia informazioni, stringe legami di amicizia con chi è più inserito, e comincerà con il non essere più solo, e con l’avere un motivo per uscire di casa.
Lo scetticismo è poi presto superato, e lascia posto all’entusiasmo; la motivazione maggiore alla partecipazione a un tipo di corso che non offre benefici concreti o materiali diventa proprio lo stare insieme, il condividere la difficile situazione di immigrazione al di là della provenienza o del progetto migratorio….o semplicemente uscire di casa e sentirsi partecipe e attiva in qualcosa. La scrittura è solo un pretesto!

SN -Cosa si aspetta il migrante da questa esperienza laboratoriale? Cosa cercanell’incontro comune?
DG – Se all’ inizio pensano di frequentare l’ennesimo corso di italiano, poi con stupore e gioia si ritrovano coinvolte in qualcosa di più: la motivazione principale è ora l’amicizia (che nasce fin da subito fra loro) , la condivisione dei problemi ma anche dei momenti felici, lo sfogo, la curiosità verso le altre culture, lo scambio vero e proprio (anche di cibo, oggetti, musica, regalini, oltre che di esperienze di vita). E’ inoltre importante per loro non solo esercitare la scrittura, ma parlare, raccontare, un’esigenza molto sentita, perché quotidianamente, al lavoro, per la strada, al supermercato, si sentono “mute” (così mi riferiscono).

SN-Cosa accomuna le partecipanti dei tuoi laboratori?
DG – Certamente la voglia di raccontarsi (e pensare che io avevo sempre avuto il timore che fossero restie a ciò!), di farsi coraggio e di condividere le difficoltà della loro esperienza iniziale. Emerge sempre un grande senso di solidarietà nel gruppo, molte mi hanno detto che questi laboratori sono per loro una specie di “terapia” contro la solitudine e l’isolamento.

LETTURE

Daniela Golfetto mi ha dato la possibilità di pubblicare alcuni dei lavori realizzati delle donne migranti nel corso dei suoi laboratori, e devo dire che sono scritti molto toccanti il cui fil rouge è racchiuso in alcune parole-chiave: nostalgia, memoria, voglia di capire, testimonianza, speranza.

Grazie alle autrici di questi lavori!

Sono certa che attraverso questa loro esperienza abbiano maturato una maggiore coscienza di sé e se anche non utilizzeranno la scrittura per un fine letterario, essa potrà continuare ad essere una compagna nel loro viaggio di ricerca o strumento per liberare le voci che dimorano nel loro profondo Io e per valorizzare la propria identità da trasmettere e condividere.
Questo spazio potrebbe essere anche una opportunità per confrontarsi e partecipare. Nella mia esperienza con i migranti (uomini e donne) coinvolti in diverse attività laboratoriali, qui e in Africa, posso dire che la scrittura non ha mai solo rappresentato lo strumento per fissare un ricordo o un pensiero, ma soprattutto un processo di autoconoscenza e di relazione. Inoltre in talune esperienze essa è valsa a salvare la lingua madre dall’oblio, valorizzando e trovando nuovi contesti e modalità in cui condividerla e trasmetterla.
Per questi scritti è stata usata una traccia letteraria tratta da Farida uno sei monologhi di “Io…donna…immigrata…” di Valentina Acava Mmaka
Scrivo perché sento tante cose dentro di me
Scrivo per l’ amore che sento
Scrivo perché mi sento felice
Scrivo perché sento rumore
Scrivo per capire
Scrivo per andare avanti.
… Larissa, Crimea

Scrivo per me
Scrivo per amici e per parenti
Per raccontare la mia vita in Italia
Scrivo per rinfrescarmi e dimenticare le cose brutte
Scrivo per il mio futuro,
così come per ricordare la mia vita passata.
…Antonina, Ucraina
Io scrivo perché voglio capire e parlare bene in italiano,
io scrivo perché io penso che è troppo difficile la vita senza capire.
Io scrivo perché mi piace,
io scrivo perché adesso io scrivo molto male,
così scrivo per migliorare!
… Hasina, Bangladesh

Io scrivo per farmi sentire dalle persone che hanno orecchio per ascoltare,
Io scrivo per consigliare le persone che hanno bisogno,
io scrivo perché vorrei aprire gli occhi dei popoli,
e denunciare ciò che non va bene.
Io scrivo perché voglio piangere per i bambini innocenti che vengono uccisi dalla guerra,
io scrivo perché vorrei far finire una volta per tutte la storia delle donne che vengono trattate come oggetti e mercificate come prostitute,
io scrivo perché voglio ringraziare Dio e tutte le persone che mi hanno aiutato nella vita, specialmente nei momenti difficili.
…Eunis, Camerun

Io scrivo per parlare bene l’ italiano,
io scrivo per capire,
io scrivo perché amo scrivere.
Scrivo in tutte le diverse lingue,
scrivo per ricordare la mia vita,
scrivo per me.
…Aida, Tunisia

Scrivo a …
Scrivo a chi non mi capisce quando parlo
Scrivo anche per far chiarezza a me su ciò che dico
Scrivo a chi pensa che perché non so scrivere, non so pensare
Scrivo a chi pensa che perché non so parlare, non so amare
Scrivo a che pensa che perché non so scrivere o parlare, non so essere.
Scrivo a chi vede in me oltre le mie parole.
…Mirella, Brasile

Lo spunto degli scritti è dato dalla poesia “IO” della scrittrice-poetessa di origine somala, Cadigia Hassan

Io che non sono sempre allegra
e che amo la tolleranza
Io che voglio essere curiosa
e che il sole mi rallegra
Io che detesto uno sguardo banale.
Io che amo lottare
ma che purtroppo mi sento pigra.
Mi rattrista la mancanza di libertà
e detesto non poter scegliere.
Io sono qui per dirmi che mi voglio bene,
anche se non sono perfetta.
…Soledad, Spagna

Dalle lettere del proprio nome attraverso gli acrostici, sono emerse le parole, ovvero i valori importanti che fanno parte della propria persona.

Io, Eunis:
“E” come Educazione
Educare, oppure essere Educata…
educata è più bello che educare.
Pensare di sapere tutto,
purtroppo è una barriera dell’ educazione.

Essere educata.
Imparare ad ascoltare,
pensare prima di parlare;
ascoltare più che essere ascoltato…
perché anche lo sciocco ha qualcosa da dire.

Sognare di arrivare a un livello più alto.
Purtroppo a volte le persone vanno a scuola,
ma la scuola non le attraversa.

Sognare di educare e di essere educato.
Avere educazione ed essere educato conta tanto….
Facile non è possedere entrambe le cose.

… Eunis, Congo

27
ott
07

SHARQ/GHARB EST/OVEST

Nasce in questi giorni Sharq/Gharb (in italiano, Est/Ovest), la prima casa editrice italiana che pubblica in arabo. Alla base di questa nuova esperienza c’è l’esigenza di stabilire un contatto diretto tra l’Europa e il mondo arabo, tra scrittori e lettori arabi ed europei, in entrambe le direzioni. Troppo spesso, ancora oggi, la letteratura italiana arriva nei paesi di lingua araba attraverso traduzioni di seconda mano, che partono da versioni francesi o inglesi degli originali italiani. Nel mondo arabo molti validi scrittori attendono di poter pubblicare le proprie opere in arabo e di essere tradotti senza doversi piegare alle limitazioni della censura o alle difficoltà editoriali nei loro paesi. È per dare una risposta a queste esigenze che nasce Sharq/Gharb.
L’impresa è guidata da Sandro Ferri, fondatore e direttore delle Edizioni E/O e di Europa Editions, affiancato da Amara Lakhous, scrittore algerino (autore di Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, Edizioni E/O, 2006) da oltre dieci anni in Italia. Ad Amara Lakhous spetta il prezioso compito di mediatore bilingue tra mondo italiano e mondo arabo.
L’avventura editoriale di Sharq/Gharb si apre con la traduzione in arabo dei Giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, cui seguirà la traduzione di Un borghese piccolo piccolo di Vincenzo Cerami.

Questa è una di quelle iniziative che vanno incoraggiate e sostenute e che ha una doppia valenza: incoraggiare gli scrittori arabi a scrivere nelle loro lingua madre e al contempo valorizzare il lavoro di traduzione in lingua araba di opere italiane che possono avere una valenza per il mondo arabo.
25
ott
07

IL VIAGGIO – VIAGGIARE/ THE JOURNEY – TRAVELLING

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”. Marcel Proust

Sento di essere un viaggiatore che dovendo il domani partire, ha mandato innanzi a sé i suoi bagagli. I bagagli dell’uomo sono le illusioni e gli anni, ed ogni istante egli ne commette una parte…” – R. De Chateaubriand

“…viaggia da te stesso in te stesso/che da simile viaggio la terra/diventa purissimo oro”. – Gialâl ad-Dîn Rûmî

Sono stata invitata a parlare dell’esperienza di Soggetto Nomade al II Festival del Viaggio che avrà luogo nel mese di dicembre a Pisa. Nella mia presentazione è previsto che io parli della mia esperienza di viaggiatrice “fisica” ma anche di altre tipologie di viaggio che intraprendo promuovendo, attraverso la letteratura e la mediazione, valori e frammenti di culture diverse attraverso l’incontro e lo scambio.

Il pensiero trainante dell’esperienza dell’Associazione Soggetto Nomade, è bene definito dalla nostra madrina, la studiosa Rosi Braidotti secondo la quale: “la figura del nomade ci consente di pensare la disapora e la disseminazione delle idee a livello internazionale non solo in base al trito modello del turista o del viaggiatore, ma anche come forma di opposizione, come modo per salvare delle idee altrimenti condannate alla cancellazione premeditata o diemnticare per amnesia collettiva indotta.”
Sarà anche l’occasione per parlare del BlogMagazine se vogliamo utilizzare una terminologia nuova: “SoggettoNomade” è lo spazio virtuale aperto sul mondo che il laboratorio di mediazione interculturale ha da poco inaugurato e vuole potenziare attraverso il contributo di tutti coloro che si sentono motivati a farlo.
A tal proposito ho pensato che sarebbe interessante presentare nel corso dell’evento pisano, i contributi dello staff di Soggetto Nomade, di amici e navigatori del web e tentare di disegnare una mappa del Viaggiare, del Viaggio e degli ideali che attorno ad esso ruotano.
Invito pertanto tutti voi a scrivere un pensiero sulla vostra idea di Viaggio, di che tipo di viaggiatori siete. Ovviamente si tratta di pensare al viaggio in senso Non turistico, quindi può trattarsi di un viaggio fisico molto particolare, fuori dai canoni, di una esperienza migratoria, di un esilio, di un viaggio letterario-artistico-fotografico, di qualunque idea che alluda al tema del Viaggio vissuto fuori dai canoni convenzionali.
NOTA BENE

Il blog è accessibile a tutti i navigatori web e quindi non è necessario essere utenti registrati, vi invito tuttavia a indicare il vostro nome e cognome al termine del messaggio.

Vi ringrazio anticipatamente della vostra collaborazione
Valentina Acava Mmaka

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The real discovery journey doesn’t consist in looking for new landscapes, but to have new eyes”. -Marcel Proust

“… travel from yourself in your self/frrm such kind of journey the earth/become of pure gold”. – Gialâl ad-Dîn Rûmî

I was invited to attend the IInd edition of the Festival del Viaggio in Pisa (Festival of the Traveller). Here I will talk about my experience as a traveller in the physical sense but also of other way of my being a traveller, for example as a promoter, through art and literature, of values and fragments of different cultures. What I also do through Soggetto Nomade Intercultural Workshop.
It will also be the right occasion to present our Blog Magazine which represents an open window to the world where people can meet, exchange experience on themes like intercultural dialogue, migration, multiculture, exile, different ways of producing art. I thought would be a lovely idea to share with the partecipants of the Festival all your ideas of what does it mean to be a traveller not as a common tourist. You can be an alternative, dangerous, crazy, traveller, a nomad a migrant, and exiled, an artist. You surely made a different, extraordianry journey somewhere somehow… so tell us.
Tell shortly your experience, send a post!

PLEASE NOTE
Everyone can leave a message on the blog, you don’t need to be a registered member to post your message, but please at the end of your post write name and surname.
Thank you in advance for your collaboration
Valentina Acava Mmaka

24
ott
07

EXILE IN INK

SCRITTORI IN ESILIO
WRITERS IN EXILE
“A free evening of performance, poetry and music from a colelction of works by exiled writers
from Egypt, Iran, Peru , Serbia”


LONDRA 19 novembre 2007 – LONDON 19th November 2007
7 pm
RISC 35-39 London Street
Per informazioni/For Information
Shehnoor Ahmed
Tel: (0044) 01189586692
18
ott
07

HOME IS WHERE HATRED IS

E’ da poco uscita in Gran Bretagna la raccolta di poesie “Home is where hatred is” voluta dalla scrittrice iraniana Soheila Ghodstinat e curata dalla poetessa inglese Lynette Craig. Il volume edito da Leaf Books ltd. raccoglie le poesie di sette scrittrici e poetesse provenienti da ogni parte del mondo che hanno vissuto e condiviso l’esperienza delle migrazione nelle sue più diverse espressioni.
Le poesie riunite in questa raccolta parlano di solitudine, abbandono, separazione, lotta, avversità ma anche di speranza e crescita. Le autrici ciascuna con una storia personale e una formazione professionale diversa, raccontano l’esperienza di chi si trova costretto a dover lasciare la prorpria “casa”, a imparare una nuova lingua e a costruire una nuova casa Altrove.

An English Version of the presentation will be found at Sarah’s Writing Journal

Le autrici della raccolta sono:

Nora Armani, attrice egiziana di origini armene
Valbona Voca Bashota, poetessa del Kossovo
Sofia Buchuck – Lluvia, cantante e poetessa peruviana
Soheila Ghodstinat, scrittrice iraniana
Huriye Gunes, poetessa turca
Nela Melic , artista visuale e scrittrice slovena
Sifundo Msebele , scrittrice dello Zimbabwe direttrice artistica di Wisdom Circle, organizzazione per lo sviluppo e la crescita di adulti e bambini attarverso programmi educativi e artistici.

Le illustrazioni e la copertina sono opera di Maryam Hashemi, artista persiana che vive a Londra.
Il volume è stato realizzato grazie al contributo di The Scarman Trust e può essere acquistato ordinandolo alla seguente MAILBOX al costo di £ 4.99 (escluse spese di spedizione). [ISBN 978-1-905599-32-5]

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UNA SELEZIONE
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THE TRAVELLER
I am the wandering traveller
the lost gipsy
the endless path.
My garments are made of soil and dust
the dirt of every road I crossed.
I am the homeless one
who dances with darkness
sings with the moon
walks on the clouds
swims with sharks
and flies with no wings.
I have fallen down many times
wounded and chilled.
I have travelled to the valley of fera
the ocean of love
the mountain of hatred
the city of happiness.
I have travelled on the silver path
to the pearl sea
to the moon
the sun
the stars
the oceans
and finally to life.
Copyright – Soheila Ghodstinat
________________________
WILL
Don’t write my name on my tombstone.
Write the brand name of the weapon that killed me
and the surname of the man who shouted “fire”!
Please do not touch my killer.
He is the one who has been cheated,
told what to do, say and think.
He is one of my own kind,
he just hasn’t learned
to say “No” yet.
Copyright – Huriye Gunes



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