Archivio per Ottobre 2008

29
Ott
08

Solidarietà

Sono ormai nove anni che vivo più in Italia che all’estero e mi rendo conto ogni volta che questo è un paese che interpreta ancora troppo spesso la solidarietà con l’assistenzialismo. Perché questa osservazione? Il piccolo comune dove vivo, Lerici, che si affaccia sul bellissimo Golfo dei Poeti, ha rinnovato il suo “impegno” a favore del popolo Saharawi che continua da ormai otto anni. In che modo? Ha promosso tramite la Coop locale la raccolta di riso per i bambini Saharawi. Chi si recava al supermercato poteva acquistare pacchi di riso destinati al popolo africano senza terra.  Anche la scuola primaria è stata veicolo di questa raccolta, ai genitori veniva segnalato tramite circolare che potevano far portare a scuola dai loro figli il riso. Sono circa tre anni che tento di capire il progetto Saharawi del Comune, anni che tento in qaulità di mediatrice interculturale di proporre un progetto di mediazione per i bambini che per 4 settimane vengono ospitati nel periodo estivo. Ma nonostante la richiesta delle delibere e poche altre informazioni attinte da fonti non ufficiali, non si sa molto, forse perché non c’è molto da sapere. Chi lo sa! La scorsa estate sono stata chiamata, con mia grande sorpresa, visti i precedenti tentativi falliti,  per presentare un mini progetto di mediazione per i due turni estivi in cui i bambini Saharawi erano ospiti. Ho presentato il progetto di due attività laboratoriali in tutta fretta, come richiestomi dalle autorità competenti da svolgere nel mese di luglio 2008. Oggi siamo al 29 ottobre e nessuna referente-portavoce del Comune ha avuto la cortesia (il minimo dovuto) di informarmi ufficialmente che il progetto non poteva farsi per i motivi indicati (un qualunque motivo poteva andare bene per giustificare eventuali carenze economiche o logistiche!). Teoricamente, solo teoricamente si intende, sto ancora aspettando quella chiamata, invece quando il mese di luglio si stava approssimando e io non sapevo nulla e tentavo di capire… mi venivanio fornite risposte evasive, del tipo, “i bambini Saharawi sono troppo impegnati”, “ci sono tanti volontari” etc… mi domando allora come mai io sia stata chiamata a presentare un progetto! Non si sapeva di questi volontari che “in massa” si erano proposti di intrattenere i bambini Saharawi ? Non si sapeva dei loro “numerosi” impegni? I misteri continuano. Non vorrei che anche la raccolta del riso diventasse un mistero…

Credo che ogni ente pubblico o associazione sia libera di intraprendere azioni di solidarietà come meglio crede tuttavia è bello potersi distinguere, creare un modo innovativo e sopratttto futuribile per il miglioramento di quelle popolazioni e paesi svantaggiati sotto il profilo economico.  Se 100 enti/associazioni si occupano di inviare il riso  per fonteggiare la carestia oggi, cosa ne sarà del popolo Saharawi (e di altri) domani?  Chi mi conosce sa che disapprovo in toto questo tipo di progetti, ritengo che la cooperazione sia ben altra cosa, ne ho scritto in passato, ho visto con i miei occhi falliti tentativi di assistenza a poveri e diseredati.  Così non va…. se il riso (a questo punto si intenda il “riso” come simbolo ) basta al bisogno di oggi, alle necessitàf uture chi ci penserà? I nostri figli? Quelli che oggi non sanno rinunciare al game boy o allo zaino firmato? Quelli che si ingozzano di televisione  e parlano come gli slogan pubblicitari? Quelli che pasteggiano a merendine e non tollerano la diversità? Chi oggi soffre al di là del mare, domani continuerà a soffrire o forse soccomberà e non lo farà da solo, ci saranno anche i nostri figli a soccombere in una società mondiale priva di valori morali. Cosa fare? Se al posto del riso si potesse investire nel costruire scuole, laboratori di formazione per adulti, in libri e insegnanti, forse quel riso che oggi arriverebbe agli Sahrawi, domani  potrebbero procurarselo da soli, non sarebbe più una necessità di sopravvivenza ma una consuetudine alimentare.  Sere fa ho organizzato una serata di beneficienza per portare libri ai bambini della Tanzania… a molti questo progetto può essere apparso un progetto “inutile”, qualcuno si sarà chiesto “ma cosa se ne fanno dei libri i bambini africani?”. Domande lecite, soprattutto se l’offerta sul territorio in termini di solidarietà e cooperazione si è finora limitata a progetti di assistenzialismo.  Da cosa traggo queste considerazioni? Forse al fatto che l’audience presente era per il 90% di fuori, la popolazione lericina e delle limitrofe frazioni era assente. Segno che il progetto “Un Libro per un Bambino” non fornisce la soddisfazione immediata che l’acquisto di un pacco di riso da… del resto viviamo in una società consumistica che guarda al piacere dell’oggi e non alla sicurezza del domani (qui e altrove si intende).  Potrei cambiare  lo slogan e dire: che il futuro di chi oggi riceve un chilo di riso  è segnato da una condanna perenne , mentre il futuro di chi oggi riceve un libro (o un insegnante o una scuola) è segnato da una svolta, non da una ma da cento possibilità di trasfromare la povertà in sviluppo sostenibile. E’ per questo che alle mie figlie non ho dato il pacco di riso da portare a scuola ma ho  acquistato tre libri per i loro fratelli africani!